Una sala prove gentilmente offerta dal batterista,
battute come se piovesse, risate a profusione e musica da scarica elettrica.
E’ questo il clima che si respira stando a contatto con i Madness Circus, gruppo emergente della provincia napoletana.
Volendoli etichettare a tutti i costi diremmo che sono un mix tra nu metal, rapcore, metal core, ma a loro le etichette non vanno a genio.
Preferiscono considerarsi sperimentatori e plasmare la loro musica a seconda delle necessità.
Loro sono:
LordBeast – Sal Corselli (vocals)
FuN BoY – Mark Perrone (guitars)
BisHoP – Marco Bove (guitars)
Mr. Y – Luca Muneretto (bass)
CrazY Ace – Luigi Manzo (drums)
cinque ragazzi accomunati da talento, passione, forza e coraggio di mettersi in gioco per inseguire un sogno.
Il successo.
Intervista
Rossella Filosa: Prima di inziare questa breve intervista vi ringrazio per il tempo che mi avete concesso e la possibilità di intervistarvi. Allora, ragazzi, raccontate ai nostri lettori la storia dei Madness Circus.
Madness Circus: I Madness Circus nascono inizialmente come un’attività dopo lavoro/ dopo studio, con la voglia di ritrovarsi e condividere la passione per la musica e per un genere che ha accomunato tutti noi membri, il metal. A poco a poco, come in ogni bella esperienza, si procede, si evolve, ci si trasforma e si raggiungono degli obiettivi. Il primo è stato ovviamente la creazione di pezzi. Abbiamo poi deciso di non lasciare le nostre produzioni chiuse in sala prove, ma di farle ascoltare, e quando il riscontro con il pubblico è stato positivo abbiamo avuto l’incentivo ad andare avanti fino ad oggi con la pubblicazione del nostro primo EP ”Welcome to the Madness Circus” che ricordiamo può essere ascoltato gratuitamente su youtube e nel nostro canale facebook.
R: Com’è nata l’idea di chiamarvi Madness Circus ?
MC: Bella domanda! La scelta parte soprattutto dalla volontà di portare sul palco quella che è la nostra impressione della società attuale. Questo circo di folli che gira vorticosamente e che noi vediamo da spettatori, e come tali riportiamo le reazioni provocate da ciò che vediamo. Reazioni che possono essere ovviamente ritrovate nei nostri testi.
L’incapacità di muoversi, il sentirsi soffocati dal sistema. Sono questi i temi che maggiormente trattiamo e che sono specchio di questa società che si presenta come un vero e proprio circo di folli che noi filtriamo e portiamo sul palco.
Il logo stesso della band fa capire che ci riferiamo direttamente alla società contemporanea.
In fondo si tratta di un clown dai colori della bandiera italiana e di un teschio.
R: Quali sono i gruppi ai quali vi ispirate maggiormente e che sentite più vicini al vostro modo di fare musica?
MC: Hai tanto tempo vero?
Sono tantissimi i gruppi ai quali ci ispiriamo.
Siamo comunque cinque ragazzi, ognuno con un bagaglio di esperienze e modelli d’ispirazione diversi.
Passiamo dagli All That Remains ai Linking Park, senza precludere altre ”contaminazioni” di generi diversi.
Crediamo infatti che sia necessario fare capo a tutti i generi in modo tale da rendere viva la
sperimentazione senza porre dei limiti.
Non mancheranno, ad esempio, nel nostro prossimo Ep, pezzi che rimandano al Funk.
Forse l’unico stilema che tendiamo a marcare, o comunque che è sempre presente è il groove.
R: Ma, diteci un po’ chi è che scrive i vostri pezzi.
MC: A scrivere i brani è The Mentalist (Roberto Manfellotto ndr.), il nostro sesto elemento.
Oltre ad essere un amico è parte integrante della band, pur non salendo sul palco con noi.
E’ lui che sviluppa la parte scritta, ma capita spesso che dei pezzi nascano anche da idee di gruppo o singole che poi sviluppiamo assieme.
Ci scontriamo spesso, come succede nelle migliori famiglie, ma alla fine arriviamo con in mano un pezzo che possiamo solo definire cazzuto, per farla breve.
R: Come gruppo avete partecipato a vari contest e qualcuno l’avete vinto. Qual è la qualità che secondo voi avete in più rispetto ad altre band emergenti?
MC: Siamo cazzuti!
Scherzi a parte crediamo che la cosa che maggiormente ci differenzia da molte altre band è la semplicità della nostra musica.
Non siamo un gruppo che ha bisogno di fare virtuosismi per piacere, ma cerchiamo di avvicinarci ad un pubblico vasto proponendo musica ad ampio raggio.
I nostri brani nascono infatti per essere ascoltati da tutti, da chi ama il metal, il rap e anche il pop volendo.
Cerchiamo di fare musica aggregativa, che tutti possono ascoltare e nella quale tutti possono riconoscersi.
Semplicità è il nostro motto, ed è con questa che arriviamo a realizzare i nostri pezzi.
R: Anche voi, come moltissimi altri gruppi avete deciso di iniziare tutelando i vostri testi attraverso la CC. Qual è il motivo di questa scelta?
MC: La libertà che offre, sicuramente, e nella quale noi ci riconosciamo.
Come forma di cultura, la musica deve essere libera da vincoli ed è questo il messaggio che facciamo passare.
Poi avendo l’opportunità di essere tutelati in questo modo sarebbe stupido non approfittarne, considerando che internet e il mondo della musica sono un mare sconfinato e, si sa, in ogni mare c’è sempre qualche squalo.
Questi nuovi mezzi rappresentano delle ”zattere di salvataggio”.
R: The Open Radio è un web radio, cosa ne pesate di questo nuovo mezzo e quali tipi di vantaggi, secondo voi, può recare ad un gruppo emergente come il vostro?
MC: Sicuramente tanti.
Il problema, secondo noi, sta nel fatto che molti improvvisano delle web radio, non facilitando il compito o togliendo spazio a quelle che invece, seppur di piccola utenza svolgono un ottimo lavoro.
Logicamente affidarsi a delle web radio significa aumentare anche il numero degli ascoltatori, senza limitarsi solo a quelli che partecipano ai live. Ogni ascoltatore in più rappresenta per noi un successo.
Poi è sicuramente un buon canale considerando che internet oggi è alla portata tutti.
I giovani, studiano, spesso lavorano al pc e quindi una web radio è anche facilmente raggiungibile.
In più, come canali di informazione musicale sono sempre più libere, ad esempio, da ogni schieramento politico. Cosa di non poca rilevanza.
R: Quali sono invece i vostri progetti futuri?
MC: Allora, abbiamo appena pubblicato il nostro primo video musicale ”Dazed by the Silence” e stiamo progettando la realizzazione di un secondo videoclip.
In più stiamo lavorando per la nascita di un secondo Ep, stavolta full.
Ovviamente non abbiamo intenzione di fermarci, ma vogliamo offrire al pubblico che ci segue e ci ascolta sempre più materiale.
R: Ringraziamo i Madness Circus per la loro disponibilità e per la simpatia con la quale hanno reso incredibilmente divertente quest’intervista.
Potrete trovare i Madness Circus su Facebook, Youtube e MySpace.
Secondo appuntamento, 03/12/2011, per il 2020 Indie Festival che questa volta cambia location, infatti ci siamo spostati al Traffic Club per questa nuova divertentissima serata.
Non poteva iniziare in modo migliore la nuova stagione del 2020 Indie Festival!





